La farmacia come filtro di informazione obiettiva

Un fenomeno negativo nella società attuale è rappresentato dalla crescente «medicalizzazione della vita». La pubblicità, le trasmissioni televisive e gli inserti dei giornali propongono ormai il farmaco come bene di consumo per raggiungere una mitica «salute perfetta».

In Gran Bretagna e negli Stati Uniti molti medicinali vengono venduti nei drugstores (empori) senza controlli e monitoraggio. Tutto ciò ha causato inedite malattie «iatrogene», cioè patologie, anche gravi, dovute all’uso improprio o eccessivo di medicinali. In Italia, tale tendenza viene contrastata dai farmacisti che hanno l’obbligo di controllare la quantità e la qualità delle terapie prescritte.

Nella farmacia italiana l’approccio al farmaco non è mai banale o distratto. Mentre la logica produttiva dell’industria farmaceutica spinge ignari consumatori all’autogestione della salute (fai da te!), il farmacista assurge a filtro di informazione corretta e indipendente tra domanda e offerta, tra utente e farmaco. Egli cerca di ridimensionare i martellanti slogan pubblicitari finalizzati ad incentivare consumi insaziabili e perniciosi.

La salute è un bene individuale e sociale da preservare innanzitutto con sani stili di vita e, poi, con i farmaci che vanno utilizzati responsabilmente, cioè in caso di motivata necessità e con tutte le dovute precauzioni. Perché i farmaci non sono una «merce qualsiasi».

*tratto da Calendario della Salute 2007

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