La Farmacia tra tradizione e innovazione

La Farmacia Italiana assunse una fisionomia propria con l’ordinanza dell’imperatore Federico II promulgata nel 1240.

Con tale provvedimento la figura del medico veniva separata da quella dello speziale.
Al primo spettava il compito di diagnosticare e curare le malattie, al secondo era riconosciuta una specifica competenza nella preparazione e dispensazione dei farmaci prescritti.

Durante il Rinascimento, le officine degli speziali crebbero in numero e qualità. Esse si caratterizzarono per l’ampiezza dei locali, l’assortimento delle piante officinali, il corredo di pregiate ceramiche, la disponibilità di famosi Antidotari e Farmacopee e, più tardi, nel 1600, per lo sviluppo di tecniche sperimentali ispirate al principio galileiano del provare e riprovare. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. L’inarrestabile progresso scientifico del XIX e XX secolo ha coinvolto anche la farmacia.

Oggi la produzione del farmaco esige un’organizzazione articolata di ricerche bio-farmacologiche e sperimentazioni cliniche controllate che hanno radicalmente cambiato l’approccio al farmaco. In linea con questa evoluzione culturale, favorita dall’art. 32 della Costituzione (il diritto alla salute) e dalla Legge 833/78 (la legge istitutiva del servizio sanitario nazionale), la Farmacia si è progressivamente trasformata in struttura sanitaria polifunzionale di base i cui servizi innovativi sono in grado di soddisfare la nuova domanda di salute che emerge dalla società.

*tratto da Calendario della Salute 2007

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